20 9 / 2011
"Eppure, proprio perché qualsiasi tipo di felicità era fuori discussione in quel momento, ecco che un’altra cosa divenne chiara all’improvviso: misurò esattamente fin dove si era spinto, valutò tutta la precarietà e illusorietà dei suoi progetti, tutta quella quieta follia, l’evidente errore di un’ossessione, libera e genuina solo quando fioriva entro i confini della fantasia, ma che ora aveva deviato da quell’univa legittima forma per imbarcarsi, con la patetica tenacia di un sonnambulo, di uno storpio, di un bambino ottuso (ecco , ora ti sgrideranno e ti picchieranno), in progetti e azioni che erano, all’atto pratico, di esclusiva competenza della vita adulta."
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19 7 / 2011
"«Stai mentendo, ci vogliono quarant’anni per andare in Egitto».
«Una volta, adesso è più vicino».
«Lo dice la Torah. Me l’ha letto il mio abbà. “Gli Israeliti viaggiarono nel deserto per quarant’anni”».
«Gli Israeliti si erano persi».
«Persi per quarant’anni?» chiesi ridendo. «Devono essere proprio stupidi».
«Siamo noi gli Israeliti».
«Sul serio?»
«Sì».
«Devo andare a cercare mia madre.»
«Quando torni, possiamo giocare a Mosè e il faraone»."
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18 7 / 2011
"La prima volta che incontrai Gesù non sapevo che fosse il Salvatore; e nemmeno lui, se è per questo."
18 7 / 2011
"Le ultime parole di Orlo Porter mi diedero, come facilmente s’immagina, molta materia di riflessione. Volle il caso che al momento non passasse di là nessuno, ma se passanti ci fossero stati, avrebbero visto un uomo con la fronte aggrottata e lo sguardo un po’ fisso, che è l’espressione di chi rimugina pensieri non gradevoli. È anche l’espressione dei ministri di Gabinetto quando vengono rivolte in Parlamento domande imbarazzanti."
18 7 / 2011
"«Ha una barba come un romanziere vittoriano. Che spettacolo disgustoso.»
Quella mattina effettivamente non m’ero ancora sbarbato, ma questo era troppo. Una critica l’accetto, ma non sono disposto a tollerare un volgare insulto.
«Pfui», dissi. Non è un’espressione di cui faccia spesso uso, ma Nero Wolfe l’adopera continuamente con eccellenti risultati e mi sembrava piuttosto adatta alla situazione."
18 7 / 2011
"Mi sentii sollevato; temevo peggio. Anche lui però dovette accorgersi di essersi tenuto troppo basso, perché subito si corresse:
«Anzi, trenta».
«Trenta!».
«Trenta, signore».
«Be’, contrattiamo», dissi io.
Ma quando proposi venticinque, un numero più simpatico, lui scosse con aria di rincrescimento la testa grigia. Così continuammo a contrattare, ma lui contrattò meglio tanto che alla fine ci accordammo su trentacinque."